The young pope: un pontefice sui generis

Il 3 Settembre sono state presentate alla Mostra del Cinema di Venezia le prime due puntate di ″The young pope″, serie tv che tanto i cinefili quanto gli appassionati di televisione aspettano con grande impazienza.

Chi ha assistito alla proiezione di questi due episodi ha definito questa nuova fiction un vero e proprio capolavoro che riesce ad unire la nota qualità cinematografica di Paolo Sorrentino alla carica energetica che generalmente appartiene al linguaggio televisivo. Le prime recensioni, anche quelle statunitensi, sono risultate davvero entusiastiche ed hanno paragonato questa produzione italiana alle più celebrate fiction americane di sempre.

Anche per chi non si trovava al Lido a presenziare a questa première, l’attesa sembra essere quasi finita: a partire dal 21 Ottobre questa insolita produzione verrà trasmessa da Sky Atlantic. Il pubblico televisivo potrà finalmente scoprire cosa si nasconda dietro l’apparente santità del Vaticano, quali intrighi e quali solitudini. Ma quali sono i motivi di questa attesa quasi spasmodica? E quali le ragioni che hanno reso ″The young pope″ un fenomeno di costume prima ancora della sua trasmissione televisiva?

″La trama: un papa davvero poco convenzionale″

Il titolo stesso ci rivela che ″The young pope″ è incentrata attorno alla figura di un fittizio pontefice di nome Pio XIII: sin dai primi fotogrammi lo spettatore potrà rendersi conto di essere di fronte ad un pontefice davvero fuori dal comune.

Sicuramente il Vaticano non ha mai visto un papa così bello, così giovane e così moderno: Lenny Belardo è un ecclesiastico newyorchese di 47 anni che grazie alle sue innegabili doti strategiche e ad una congiuntura politica favorevole riesce ad assurgere al soglio pontificio.

La sua figura resta a dir poco enigmatica: Pio XIII non è propriamente una persona religiosa. La sua carriera ecclesiastica è, per così dire, uno sbocco professionale come un altro, un lavoro dotato di privilegi davvero fuori dal comune. La storia ci insegna che questa non è affatto una novità: in molti casi i papi sono stati uomini di potere più che guide spirituali. Basti pensare a Rodrigo Borgia (Papa Alessandro VI) per ricordare come spesso i pontefici del passato siano stati abili strateghi in grado di influenzare le sorti dell’intera cristianità.

La vera novità che Lenny Belardo ci propone è l’indolenza con cui esercita il suo potere, la sua solitudine interiore, la malinconia con cui vive la spietatezza delle sue azioni: il bellissimo pontefice passa la vita a fumare nei giardini del Vaticano e a cercare di non farsi controllare dalle alte sfere del papato. I suoi capricci, i castighi che infligge, la sua ironia spiazzante sono tutte manifestazioni interiori di un animo turbato, contratto e complesso, difficile da inquadrare in categorie perfettamente definite.

″Paolo Sorrentino: una regia da Oscar″

Non stupisce il clamore suscitato da ″The young pope″ se si considera che il suo ideatore è uno dei nomi più acclamati tanto in Italia quanto sulla scena internazionale. Si tratta di Paolo Sorrentino, regista napoletano classe 1970, che nel giro di una manciata di anni è riuscito ad imporre la sua estetica cinematografica: fin dalle sue opere iniziali, ″L’uomo in più″, ″Le conseguenze dell’amore″ e ″L’amico di famiglia″ è possibile notare grande talento e lucido sguardo di analisi della realtà circostante.

L’anno della svolta è senza dubbio il 2008: quasi quarantenne Paolo Sorrentino fa interpretare a Tony Servillo (suo indiscusso attore feticcio) Giulio Andreotti, uomo politico di grande spessore che ha condizionato nel bene e nel male la storia repubblicana del nostro Paese.

Questa pellicola è per Sorrentino la consacrazione internazionale: molti grandi attori, anche affermate star hollywoodiane, vogliono lavorare con lui. Basti pensare a Sean Penn, romantico ed irresistibile rocker in ″This Must Be the Place″, o all’indimenticabile duo Michael Caine/Harvey Keitel in ″Youth – La giovinezza″. Il grande amore che questo regista è riuscito a suscitare oltre oceano è dimostrato dal trionfo che ″La grande bellezza″ ha conquistato nel 2013 durante la notte degli Oscar, vincendo la statuetta come ″Miglior film straniero″: il regista partenopeo dedicò il premio alle sue fonti di ispirazione, ovvero a Federico Fellini, ai Talking Heads, a Martin Scorsese e a Diego Armando Maradona. ″The young pope″ è la sua prima esperienza televisiva e, senza dubbio, non mancherà di confermare il suo grande talento.

″Grandi interpreti tra Napoli ed Hollywood: Jude e Silvio″

Come di consueto, anche in ″The young pope″ Sorrentino si giova di attori di grande livello: il bellissimo Jude Law interpreta in modo magistrale il pontefice Pio XIII. Chi ha potuto assistere alla proiezione delle prime due puntate della serie tv in occasione della Mostra del Cinema di Venezia ha dichiarato che l’attore londinese ha realizzato la sua migliore performance sin dai tempi di ″Il talento di Mr. Ripley″ che gli valse una nomination come ″Miglior attore non protagonista″.

Il regista partenopeo gli ha affiancato in veste di antagonista Silvio Orlando, attore napoletano che nel corso della sua brillante carriera ha collaborato con alcuni dei maggiori autori del nostro recente cinema come, ad esempio Nanni Moretti, Gabriele Salvatores, Daniele Luchetti, Carlo Mazzacurati, Paolo Virzì , Mimmo Calopresti e Pupi Avati. Il disincantato Cardinale Voiello è senza dubbio un personaggio inedito per l’attore, distante dai ruoli a cui ci ha abituati nel corso degli anni.

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