Alda Merini Frasi Belle

Alda Merini: la storia di una poetessa italiana.

 

Alda Giuseppina Angela Merini nasce a Milano, il 21 marzo del 1931. È stata una importante poetessa, scrittrice e aforista contemporanea.

Per la quantità e la qualità dei suoi lavori letterari, per la forza poetica, Alda Merini può essere a buon diritto riconosciuta come la massima poetessa italiana e certamente tra le più importanti a livello internazionale della sua epoca. Le bellissime Poesie e gli innumerevoli aforismi, l’hanno sicuramente consegnata alla storia (qui un approfondimento).

A questo proposito, fu diverse volte proposta la sua candidatura per il premio Nobel alla letteratura, un riconoscimento che tuttavia non le fu mai concesso.

Nacque in una famiglia economicamente modesta: suo padre, Nemo Merini, era un dipendente di un’azienda assicurativa, mentre sua madre era una casalinga. Alda, sin da bambina, mostrò un grande interesse per lo studio e buone doti intellettuali. Parallelamente, il carattere malinconico e una spiccata sensibilità la resero un po’ isolata e si descrisse, poi, in riferimento all’infanzia, come una ragazzina poco compresa dai suoi familiari.

L’adolescente Alda Merini provò ad accedere al Liceo Manzoni di Milano, dopo aver frequentato i corsi di avviamento al lavoro. Il risultato non fu soddisfacente, poiché non riuscì a superare la prova d’italiano, e, quindi, non fu ammessa. Fu grazie ad una insegnante delle medie che la giovane Alda cominciò a scrivere e riuscì a farsi pubblicare. La sua professoressa la presentò allo scrittore Angelo Romanò, il quale credette in lei e la presento a sua volta al poeta tarantino Giacinto Spagnoletti, che la seguì in un percorso letterario di formazione.

Le frasi belle e i versi di Alda Merini trasudano vita, con tutto quello che concerne: amore, amicizia, passione, sofferenza (molta).

Una donna che ha sofferto molto l’internamento, a sedici anni, in una clinica psichiatrica milanese, nel ’47. Ci sarà un altro lungo periodo di internamento, nel 1961, a Taranto, a cui fu sottoposta per volontà sua e del marito. Un’esperienza umana fortissima, che ha vissuto con sovrumano silenzio, in solitudine, lontana dagli affetti, impossibilitata alla scrittura della poesia, come più volte dichiarato dalla poetessa milanese.

Durante un’intervista per la Rai, pochi anni prima della morte, Alda Merini provò a spiegare all’intervistatore che le chiedeva del suo patimento, del rapporto che la sofferenza aveva avuto con la sua poesia, l’incomunicabilità di tali sentimenti, con la frase “Il vero diario non sarà mai scritto”, aggiungendo: “Le sofferenze che ho patito non potrei, pur volendo, raccontarle, trasmetterle”.

Una incomunicabilità inevitabile, di una sofferenza non taciuta per vergogna, riservatezza, ma taciuta per l’incomunicabilità conseguente all’animo sensibile e complesso di chi l’ha subita. L’opera di Alda Merini, a suo dire, sarebbe un approssimarsi ad esso, un provare a dire senza mai dire del tutto quello che essa ha sentito.

Il modo di sentire e pensare di Alda Merini traspare nitidamente nella sua poetica, senza celarsi. Si dà pienamente, luminoso, come raccontano questi versi meravigliosi:

“L’amore della povera gente
brilla più di qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.”

Un estratto della poesia intitolata “Terra d’amore”, in cui emerge un punto di vista netto sul mondo.

Qui si intrecciano temi ricorrenti della poetica di Alda Merini, quali l’eteronomia morale, spesso approcciata con visioni assai diverse in diversi scritti (il povero, l’amante, come figure definite); la povertà (“Io non ho bisogno di denaro. /Ho bisogno di sentimenti/di parole, di parole scelte sapientemente/ di fiori detti pensieri […]”), come tema generale, è una vera e propria fonte di ispirazione.

Per Alda è stata una condizione quasi stabile, che ha comportato disagi innumerevoli: l’allontanamento delle figlie (anche se non come unica causa) o la possibilità di uno sfratto, che non avvenne per via dei suoi problemi psichici diagnosticati.

Leggiamo altri versi, per vedere ancora la forza commovente delle rappresentazioni che evocano:

“Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
con i ginocchi piegati
e le mani aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona”

Alcuni versi tratti da “La terra santa” (poesia scritta nel 1983). Qui, invece, versi d’amore; amore sofferto, disperato, acceso:

“Io sono folle, folle, folle d’amore per te.
Io gemo di tenerezza perché sono folle, folle, folle
perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era così caldo
che a me dettava quasi confusione
ma io ero malata di tormento
ero malata di tua perdizione”

Anche qui, nei versi di “Folle, folle, folle di amore per te”, leggiamo tutta la tenerezza della donna che si racconta, nella sincera disperazione che segue un amore perduto.

L’opera bibliografica, biografica e critica su Alda Merini è immensa. La poetessa milanese, infatti, è stata estremamente prolifica, con centinaia di pubblicazioni, più le opere postume (lettere, raccolte di scritti, aforismi, ecc).

L’opera critica è altrettanto vasta. Vi ritroviamo, già nel 1954, gli studi sulla sua poetica di Pier Paolo Pasolini, e, a seguire, dei massimi critici italiani degli ultimi anni.

Alda Merini, a causa di un grave tumore, muore il primo novembre del 2009. Il suo corpo è tumulato nel famoso Cimitero Monumentale di Milano, nella cripta del Famedio, non distante dalla tomba di Foscolo.

Di lei ci restano i ricordi, le frasi belle, e le tantissime poesie di immenso valore letterario.

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