Origine, caratteristiche e danni creati dalle tempeste tropicali

Le tempeste tropicali rappresentano un fenomeno che, spesso e volentieri, danneggia particolari zone del pianeta e causa la morte, il ferimento e la dispersione di diverse persone: ecco in cosa consiste questo fenomeno.

La zona maggiormente a rischio di tempeste tropicali.

Il nome che viene dato a questo fenomeno non è di certo stato scelto a caso: questo poiché è un fenomeno esclusivo di quella zona tropicale e subtropicale, che si presentano con caratteristiche climatiche ben precise.

Nelle suddette zone vi sono infatti tutti gli elementi tipici che ne permettono la formazione, ovvero massiccia presenza di masse d’aria calda, costante presenza del sole e temperatura delle acque marine e non che non è mai inferiore ai 26 gradi.

I suddetti elementi agevolano la formazione di tale fenomeno, il quale spesso è la causa di veri e propri disastri naturali.

L’origine vera e propria delle tempeste tropicali.

Il fenomeno si sviluppa nel momento in cui le correnti d’aria calda, che si dilatano, superano la soglia dei 1000 metri dell’atmosfera.

Quando questo accade, le varie correnti, che sono maggiormente leggere, si raggruppano in nubi dense e cariche di pioggia.
Esse si raggruppano formando una sorta di cerchio, il quale prende il nome di occhio del ciclone, il quale è quello maggiormente pericoloso, dato che le forti correnti d’aria raggiungono una velocità non inferiore ai 200 chilometri orari.

Se il vento supera questo velocità e la quantità di 100 millimetri orari di pioggia, esso viene definito uragano, il quale risulta essere maggiormente pericoloso.

La durata ed il termine delle tempeste tropicali.

Il fenomeno non ha una durata che risulta essere fissa: nella maggior parte dei casi, la pioggia persistente dura almeno tre giorni, allagando completamente la zona nella quale si abbatte.

Il fenomeno delle tempeste di questa zona si manifesta in determinati periodi dell’anno: nella zona sud tropicale, esse sono più ricorrenti durante i primi tre mesi dell’anno, ovvero gennaio, febbraio e marzo, mentre a nord nei mesi di agosto e settembre.

Questo per il semplice fatto che, nei suddetti periodi, le acque presenti in queste zone raggiungono temperature elevate e che superano di gran lunga i 26 gradi.

Il fenomeno cessa di esistere nel momento in cui l’occhio entra a contatto con la terra ferma oppure quando viene contaminato da una corrente d’aria fredda. Il contrasto del caldo col freddo infatti fa diminuire d’intensità le forti piogge, eliminando completamente il fenomeno.
Pertanto, seppur prevedibile come tipologia di fenomeno, le tempeste tropicali non possono essere combattute con delle soluzioni artificiali, come potrebbe accadere con le trombe d’aria.

I danni e precauzioni contro le tempeste tropicali.

Oltre all’allagamento della zona, questo fenomeno permette al terreno di franare, soprattutto nelle zone dove la vegetazione e gli alberi scarseggiano. Inoltre si manifestano diverse piene dei fiumi, costituendo un grosso pericolo ed aumentando la possibilità delle frane.

Nelle città spesso le strade si allagano e le case vengono danneggiate dall’acqua, che grazie alla infiltrazioni, tende ad allagare i seminterrati e scantinati. Per questo è consigliato evitare di stare ad un piano sottoterra quando si manifesta tale fenomeno, in quanto si rischia di rimanere intrappolati e di annegare. Anche la navigazione è assolutamente sconsigliata, visto che i forti venti agitano il mare, con forte probabilità di onde che potrebbero ribaltare l’imbarcazione.

La soluzione ideale consiste nel barricarsi in casa, fornirsi di scorte quando l’allerta meteo prevede la manifestazione di tale fenomeno ed attendere che questo cessi di esistere prima di uscire di casa e mettersi in viaggio.

Fonte: Sky Meteo – meteo.sky.it

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